(10/03/2008)
MERCHANDISING MUSEALE Molti dei
visitatori dei musei entrano nei bookshop e una buona parte di essi fa acquisti,
di prodotti editoriali e oggettistica varia, sempre più spesso non legata alle
collezioni museali. E adesso una nuova legge dovrebbe favorire lo sviluppo dei
negozi museali.
Secondo il censimento del Ministero per i Beni e le attività culturali (MiBac),
i circa 100 musei statali italiani dotati di un bookshop (libreria e vendita di
oggettistica) hanno fatturato nel 2006 circa 22,6 milioni di euro, una cifra
appena superiore ai 20 milioni realizzati dal solo Louvre e pari soltanto al 35%
dei 64 milioni di euro del Metropolitan Museum di New York.
Sono cifre modeste, ma non sono destinate a rimanere tali per molto, perché il
merchandising museale è un fenomeno che, da più parti, si considera
sottodimensionato rispetto alle potenzialità del nostro sistema museale. Se solo
si tiene conto che quasi il 50% del fatturato dei bookshop è realizzato dai
primi quattro musei (la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Colosseo, la
Galleria dell'Accademia di Firenze e il Museo e Galleria Borghese di Roma) e che
il numero dei negozi è stagnante negli ultimi cinque anni (come si può vedere
nella tabella), si può capire quanto ampio sia il margine di crescita. E per
definire il business complessivo dei bookshop museali bisognerebbe considerare
anche le strutture non statali, che al momento non sono censite.
Tab. 1 - L’evoluzione dei bookshop nei
musei statali
|
|
Numero bookshop |
Numero scontrini |
Fatturato in euro |
|
1998 |
33 |
977.557 |
9.040.923 |
|
1999 |
55 |
1.582.285 |
13.001.998 |
|
2000 |
69 |
1.773.556 |
15.927.855 |
|
2001 |
83 |
1.840.534 |
17.584.284 |
|
2002 |
101 |
1.981.560 |
17.662.181 |
|
2003 |
97 |
2.112.775 |
19.284.290 |
|
2004 |
96 |
2.183.974 |
20.204.405 |
|
2005 |
101 |
2.154.406 |
20.745.719 |
|
2006 |
96 |
2.206.425 |
22.596.146 |
Fonte: ministero per i Beni e le attività culturali
In attesa di conoscere i risultati della “Indagine sugli istituti di antichità e
d'arte e i luoghi della cultura non statali" condotta dall’Istat per la prima
volta nel corso del 2007 in collaborazione con il MiBac, le Regioni e le
Province autonome, i dati cui si può fare riferimento sono quelli della Corte
dei conti, che nel 2005 ha censito 3.430 musei, il 72% dei quali appartiene ai
comuni, mentre solo il 20% sono statali.
Grandi potenzialità di crescita

Il primo a credere nelle possibilità di sviluppo è lo stesso MiBac, che ha
affidato a PricewaterhouseCoopers (PwC) il compito di sviluppare un “Piano
nazionale di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale”, il cui
obiettivo principale è di promuovere e sviluppare la cultura e l’immagine dei
musei attraverso gli oggetti e le loro rappresentazioni o riproduzioni allo
scopo di trasformarli da semplici beni di consumo in elementi di comunicazione.
Uno sviluppo che potrebbe concorrere significativamente sia
all'autofinanziamento dei musei sia al rinnovamento dell'offerta di servizi
aggiuntivi collegati alla visita al museo. Secondo il rapporto elaborato da PwC,
se l'Italia sarà in grado di allinearsi alle best practice internazionali, potrà
incrementare in modo decisivo il mercato del merchandising, sia museale sia
complessivo. Se si riuscisse a emulare l'efficienza americana si potrebbe
arrivare a realizzare un business di 300 milioni: l'Italia ha 41 siti museali
riconosciuti dall'Unesco contro 32 della Germania, 30 della Francia, 27
dell'Inghilterra, 20 degli Usa e 16 della Grecia, e prendendo come indice di
riferimento uguale a 100 il parametro del Rac (un indicatore sintetico, simile
al Roe, che misura il ritorno economico sugli asset culturali come rapporto tra
i ricavi e il numero dei siti Unesco di ciascun paese) per l’Italia, si vede che
quello della Francia è 400, che quello del Regno Unito sale a 700 e che l’indice
statunitense è addirittura 16 volte più alto.
Naturalmente bisogna affrontare e superare le numerose criticità esistenti,
molte delle quali sono legate all’applicazione della legge Ronchey del 1993, la
normativa che regola la gestione dei servizi integrativi museali. Un aiuto in
tal senso dovrebbe venire dalla legge 22 novembre 2007 di conversione del
decreto legge in materia di disposizioni urgenti di carattere finanziario
collegato alla Finanziaria 2008, che stabilisce il principio della gestione
integrata di tutti i servizi museali in capo a un solo operatore, mettendo fine
all’attuale parcellizzazione (spesso i servizi di biglietteria, ristorazione e
bookshop sono affidati ad aziende diverse), allunga i tempi delle concessioni
dagli attuali quattro anni (rinnovabili per altri quattro) a nove e porta gli
aggi sui biglietti dal 15% attuale al 30%.
Una ricerca dell’Osservatorio retailing di Sda Bocconi condotta da Chiara Mauri
e Armando Cirrincione, confluita nel libro “Shopping nei musei. Emozioni e
acquisti nei museum shop”, edito da Franco Angeli nel 2006, ha messo in evidenza
altre situazioni di criticità: una certa disparità tra i musei dell’Italia
centro settentrionale, dove maggiori sono l’offerta culturale e di conseguenza
le affluenze, e il meridione con il suo predominio di siti archeologici e
affluenze più incerte; e una visione a volte non propriamente imprenditoriale
della burocrazia e un aspetto commerciale legato all’abusivismo sommerso, vale a
dire bancarelle e camper proprio davanti agli ingressi, carichi di souvenir e di
oggettistica la cui vendita sottrae risorse ai musei stessi.
BOX Il MoMa fa così
Il Metropolitan Museum of Art di New York, o più semplicemente il MoMa, ha introdotto l'attività editoriale e di merchandising fin dal 1871. Oggi le vendite di volumi d’arte e di oggettistica varia arrivano a 85 milioni di dollari all’anno e coprono circa il 20% del fatturato. La produzione degli articoli è affidata a fornitori che rispondono ai rigorosi standard imposti dal museo e viene commercializzata in molti dei bookshop di tutto il mondo interessati a vendere i prodotti targati MoMa. Addirittura gli articoli sono così richiesti da essere venduti attraverso i canali di tv via cavo, oltre che dal visitatissimo sito del museo moma.org e dal sito dedicato momastore.org
Si allarga l’offerta degli oggetti
Un dato positivo importante è
che ai visitatori dei musei piace fare acquisti nei bookshop, e dai dati del
MiBac si può vedere che sia il numero di scontrini sia il fatturato realizzati
dai bookshop è in continua crescita.
Sempre secondo la ricerca dell’Osservatorio retailing di Sda Bocconi, circa il
40% del pubblico museale entra nel bookshop e più della metà fa acquisti, di
prodotti editoriali (costituiscono mediamente il 70% delle vendite) e
oggettistica varia, soprattutto di oggetti che i musei producono prendendo lo
spunto dalle loro collezioni, ma non solo: statuine in gesso, fermacarte in
vetro (con immagini in trasparenza) o in pietra (dettagli di sculture),
riproduzioni su carta (cartoline, poster, pannelli), ma anche articoli vari di
cartoleria, come agende, quaderni con fini rilegature, penne, matite, gomme per
cancellare, e poi foulard, riproduzioni di gioielli, bicchieri, block-notes e
tanto altro ancora. Per esempio, nel bookshop del Colosseo, tra gli oggetti più
venduti ci sono il “Colosseo didattico” da montare, statuette di imperatori
romani fatte di gomma per cancellare, matite di tutte le fogge.
Tab. 2 - La top ten dei bookshop dei musei statali nel 2006
|
Museo |
Città |
Numero scontrini |
Fatturato in euro |
|
Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano |
Firenze |
420.057 |
5.114.306 |
|
Colosseo |
Roma |
228.133 |
2.624.958 |
|
Galleria dell'Accademia |
Firenze |
220.715 |
1.952.217 |
|
Museo e Galleria Borghese |
Roma |
96.505 |
1.389.335 |
|
Cenacolo Vinciano |
Milano |
103.064 |
955.520 |
|
Museo delle Antichità Egizie |
Torino |
101.017 |
949.954 |
|
Scavi Vecchi e Nuovi |
Pompei |
74.073 |
801.911 |
|
Museo Archeologico Nazionale |
Napoli |
59.736 |
743.574 |
|
Pinacoteca di Brera |
Milano |
47.752 |
484.214 |
|
Scavi di Ostia Antica e Museo |
Roma |
30.543 |
412.729 |
Fonte: ministero per
i Beni e le attività culturali
La pinacoteca di Villa Borghese propone la riproduzione della Venere del Canova,
ma anche gioielleria e tessuti che riproducono quelli rappresentati nei quadri.
Alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, dove si conservano capolavori dei più
famosi maestri della pittura quali Bellini, Giorgione, Carpaccio, Tiziano,
Tintoretto, Veronese e Tiepolo, si vendono guide e cataloghi, poster e
cartoline, ma anche accessori per la casa e la persona e idee regalo.
Nei bookshop dei Musei civici veneziani vengono venduti gli oggetti più
svariati, da quelli che riproducono i simboli di Venezia a quelli con il marchio
dei musei civici: medaglie commemorative, puzzle, raccoglitori per archivi,
borse in damasco, shopper di plastica, carte da gioco, le classiche cartoline
che si aprono a fisarmonica, magneti da frigorifero con dipinti di Turner, set
di cartoleria con i disegni di Renata Egle Trincanato per Venezia Minore, il
gioco dell'oca, foulard con i mosaici di San Marco, carta da lettere con putti
di Tiepolo che fanno pipì, capitelli in marmo da usare come fermacarte, collane
e bracciali in vetro di Murano, borse in iuta o broccato, vasi Venini e Moretti,
agende e blocchi Moleskine di tutti i tipi e formati, cartelline in pvc con
particolari da Carpaccio, Veronese, Giorgione, portachiavi e temperamatite a
forma di cannoni, matite flessibili lunghe mezzo metro con colori fluo.
|
BOX I musei più visitati in Italia I dati più completi sull’afflusso dei visitatori nei musei italiani sono quelli che pubblica ogni anno il Tci (Touring club italiano) nel suo Dossier Musei, che include sia le collezioni permanenti esposte al pubblico lungo un percorso di visita sia i siti archeologici, gli acquari, i giardini botanici e zoologici e i planetari e, per la prima volta nell’edizione 2007, anche i musei d’impresa, sempre più importanti dal punto di vista turistico per numero di visitatori e diffusione sul territorio. Mancano invece i dati dei musei per i quali non è possibile rilevare il numero di visitatori tramite la bigliettazione o con altri strumenti quali fotocellule e tornelli; le sedi museali per le quali non vi sia bigliettazione distinta tra attività espositiva temporanea e permanente; i circuiti museali, che consentono la visita di più sedi con un solo biglietto come per esempio il Circuito Archeologico Colosseo e Palatino, il Circuito Museale fiorentino comprendente il Museo degli Argenti, il Museo delle Porcellane, il Giardino di Boboli, la Galleria del Costume e il Giardino Bardini o i Musei del Castello Sforzesco di Milano o il Museo Archeologico Nazionale di Venezia e Museo Correr. E secondo i dati Sistan-MiBac i circuiti museali hanno visto, nel 2006, 6.797.186 visitatori, dei quali 4.064.534 per l’Archeologico Colosseo-Palatino, che è risultato il sito statale italiano più visitato. Nel 2006 gli ingressi nei musei rilevati dal Tci sono aumentati del 4,3%, toccando quota 34.492.8752, di cui 10.886.551 nei musei, 16.809.138 presso monumenti e aree archeologiche e 6.797.186 nei circuiti museali. Gli incrementi maggiori sono stati registrati in Piemonte con il 63% in più di visitatori rispetto al 2005; seguono Lombardia (+12,8%) e Abruzzo (+7,3%). Gli introiti lordi totali sono stati di circa 104 milioni di euro, circa 10,2 milioni in più rispetto al 2005. I 30 musei più frequentati (17 artistici, 9 storico-archeologici, 4 scientifici) hanno raggiunto 23.798.502 visitatori (circa 1,2 milioni in più rispetto ai 30 in classifica nel 2005), mentre i primi 10 hanno accolto, con 15.980.863 ingressi, circa il 67% del totale dei visitatori della Top 30. Le variazioni più significative rispetto al 2005 sono quelle registrate dal Museo delle Antichità Egizie (+93,8%) e dal Museo del Cinema (+39,1%) di Torino, dal Bioparco di Roma (+24,2%), dalla Galleria degli Uffizi (+ 24,0%), dal Museo della Scienza e della tecnologia di Milano (+21,8%). I bookshop erano presenti in 26 strutture su 30. |
Il Mart (Museo di arte moderna e contemporanea) di Trento e
Rovereto propone, oltre all’oggettistica realizzata in occasione delle numerose
mostre temporanee, anche una quindicina di articoli tra abbigliamento e
accessori moda (mantellina impermeabile, borse, bandane, collane), cartoleria
(cartoline, quaderni e astucci) e oggetti per la casa (posacenere, grembiule,
salino, pepiera e sottobicchieri Campari) di Depero. E allo shop della Galleria
nazionale d'arte moderna di Roma, insieme alle riproduzioni di opere d'arte su
poster, tazze e magliette, sono proposti oggetti di design che sono opere d'arte
in sé, indipendentemente dal museo.
Il bookshop-art book della Triennale di Milano, punto di riferimento per gli
appassionati di design e di arte contemporanea, propone una galleria di pezzi
unici, realizzati in edizione limitata e numerata, con i migliori materiali e le
tecnologie più avanzate. Oggetti di design firmati da creativi di valore
internazionale come Joe Colombo, Gaetano Pesce, Gaetano Gentile si aggiungono
via via alla collezione legata alla Triennale. Insomma, l'idea che si fa strada
con sempre più forza è che si possa andare al museumshop come in qualunque altro
negozio. E sono quindi da considerare delle eccezioni il bookshop del Museo
Nazionale del Cinema di Torino, dove gli oggetti in vendita sono quasi
esclusivamente legati al mondo della celluloide, o quello del Peggy Guggenheim,
dove sono venduti solo prodotti attinenti alla collezione permanente o alle
diverse mostre temporanee che di volta in volta il museo propone.
Anche un’associazione per i gestori dei bookshop
A decidere le strategie commerciali e assortimentali di molti dei bookshop
museali statali ci sono aziende private specializzate che prendono in gestione i
servizi aggiuntivi. E la maggior parte di esse (Arethusa, Giunti Editore, Electa
Mondadori, Civita/Ingegneria per la cultura, Novamusa Thesauron, Pierreci,
Gelmar, Doney-La Cascina, Munus, Egb, MoMo, Centrica e Gebart), che contano
oltre 1.500 addetti e raggiungono un giro d’affari diretto di 300 milioni di
euro e indiretto di circa 500 milioni di euro, sono associate a Confcultura.
Tab. 3 - I 10 musei più visitati nel 2006*
|
|
Visitatori |
Var.% 06/05 |
|
Musei vaticani |
4.267.014 |
+11,6% |
|
Scavi vecchi e nuovi di Pompei |
2.569.872 |
+8,4% |
|
Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano Firenze |
1.664.232 |
+ 24,0% |
|
Palazzo Ducale Venezia |
1.499.285 |
+ 3,7% |
|
Acquario di Genova |
1.262.000 |
-3,2% |
|
Galleria dell'Accademia Firenze |
1.237.012 |
+5,1% |
|
Complesso monumentale di Santa Croce Firenze |
1.008.157 |
+5,2% |
|
Museo nazionale di Castel Sant'Angelo Roma |
875.893 |
+ 8,3% |
|
Museo centrale del Risorgimento Roma |
850.000 |
+ 3,7% |
|
Bioparco di Roma |
747.398 |
+ 24,2% |
* Nella top ten del Tci manca l’Archeologico Colosseo-Palatino, che non è censito in quanto circuito museale e che secondo i dati MiBac nel 2006 ha fatto registrare 4.064.534 visitatori
L’associazione rappresenta le esigenze e le proposte delle “imprese della
cultura” nei confronti delle principali istituzioni politiche e amministrative,
soprintendenze e MiBac, con l’obiettivo di raggiungere forme più mature di
collaborazione con esse. E promuove una serie di attività come corsi di
formazione, conferenze, convegni, workshop, ricerche di mercato, studi di
settore. Electa Mondadori è il leader del settore, con oltre un terzo dei
bookshop in gestione. Si tratta del braccio operativo del Gruppo Mondadori per
le attività relative all'editoria d'arte e ai libri illustrati, per la gestione
delle concessioni museali e per l'organizzazione e la gestione di mostre ed
eventi espositivi temporanei.
In particolare sul fronte museale Electa offre un'ampia gamma di servizi
attraverso l’Ufficio organizzazione vendite mostre e musei, che si occupa non
soltanto di gestire bookshop (attualmente 30 librerie stabili più altre
temporanee in occasione di mostre), ma anche della progettazione di
merchandising e della produzione presso fornitori selezionati. “Scegliamo
aziende italiane ed estere – puntualizza Ilaria Baini, responsabile dell’Ufficio
organizzazione vendite mostre e musei di Electa Mondadori – per la realizzazione
tanto dei prodotti per i bookshop museali quanto di quelli per gli stand di
vendita allestiti in occasione di mostre”.
Al secondo posto c'è Giunti Editore, che ha formato un’associazione temporanea
d’impresa (ati) con Opera Laboratori Fiorentini, per gestire i servizi
integrativi museali del Polo Museale fiorentino, che comprende tra gli altri gli
Uffizi, l’Accademia, il Bargello, il Giardino di Boboli. Altro operatore molto
importante è Gebart, società fondata nel 1989, che ha acquisito un’elevata
professionalità nella progettazione e gestione dei servizi di bookshop,
accoglienza e ospitalità all'interno di musei e aree archeologiche.
Ed è anche dotata di un’area dedicata allo studio di nuove linee di prodotti,
nel pieno rispetto degli standard qualitativi museali. Dal 1997, in proprio e in
veste di azienda capogruppo di un’associazione di primari operatori del settore
quali Abete, Edizioni De Luca e Touring Editore, ha in gestione i servizi di
accoglienza e ospitalità di alcuni tra i più importanti Musei e Gallerie del
Polo Museale Romano. Dallo stesso anno fa parte del raggruppamento che gestisce
i servizi aggiuntivi anche presso il Museo di Palazzo Vecchio a Firenze. Ha poi
la gestione di numerosi servizi aggiuntivi, tra cui i bookshop, di altri musei:
dal 2002 del cosiddetto Museo Aperto del Tridente, ovvero la zona di Roma
compresa tra piazza del Popolo e piazza Venezia, da luglio del 2003 del Museo
Nazionale del Cinema di Torino; dal novembre 2004 della Soprintendenza delle
Marche presso il Palazzo Ducale di Urbino e la Rocca Demaniale di Gradara; dal
2004 del Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Produttori specializzati italiani e stranieri
La produzione degli oggetti in vendita nei negozi museali è in gran
parte fatta realizzare dai gestori, su proprie indicazioni, a fornitori
specializzati in merchandising, sia italiani sia esteri. E tra essi ve ne sono
alcuni ormai molto affermati.
Artefatto è una società torinese, nata nel 1995,
specializzata nell’ideazione, produzione e distribuzione di merchandising
museale, soprattutto legato all’archeologia, in particolare quella egizia (Museo
Egizio di Torino). Per realizzare le sue collezioni, utilizza piccole aziende e
artigiani, italiani e stranieri, specializzati nella lavorazione della ceramica,
terracotta, resina, alabastro, legno, cuoio, carta, papiro, plastica, tessuto,
metalli vari, vetro e argento. Artefatto collabora non solo con i più importanti
musei statali e comunali italiani, ma anche con realtà museali di Svizzera,
Germania, Spagna, Francia, Croazia e Austri, offrendo i suoi prodotti ai negozi
in funzione sia delle collezioni permanenti sia delle mostre temporanee.
Mastri Cartai Editori è una società perugina che opera da anni nel
settore dell'oggettistica in carta di pregio, utilizzando come materia prima di
base esclusivamente i prodotti più qualificati delle migliori cartiere europee e
altri di provenienza esotica. Alle raffinate realizzazioni in carta, si sono
aggiunti in breve tempo nuovi settori più legati al complemento d'arredo quali
"oggetti di luce" e "sculture luminose" e alle tendenze-moda, quali borse e
gilet realizzati con tessuti inconsueti. È presente in Italia e all'estero oltre
che presso i più qualificati negozi del settore, anche negli shop di alcuni dei
più prestigiosi musei europei e americani (Tate Modern e Covent Garden di
Londra, MoMa di New York, Palazzo Grassi di Venezia), per i quali studia e
realizza oggetti culturali personalizzati.
Res Antiquae, società cooperativa romana creata
nel 1989, svolge varie attività nell’ambito dei beni culturali e del mondo
museale e che dal 2000 si è indirizzata anche alla progettazione, ideazione e
realizzazione di oggettistica museale, ispirata all’antichità classica e al
patrimonio archeologico e artistico italiano, utilizzando un marchio registrato
per i suoi prodotti di merchandising museale. Anche grazie al supporto di base
costituito dai lunghi anni di attività archeologica, al rigore della
documentazione che precede la creazione degli oggetti, alla qualità delle
materie utilizzate e all’accuratezza delle confezione, i prodotti Res Antiquae
si sono ben inseriti nell’ambito dei bookshop museali.
BOX Nel 1997 il primo bookshop museale statale
Il primo impulso alla nascita dei bookshop nei musei viene dato nel 1987 dalla convenzione stipulata tra il MiBac e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la gestione di spazi commerciali per la vendita di guide, cartoline e altri prodotti editoriali presso i musei e le aree archeologiche di proprietà dello Stato, anche se i primi punti di vendita furono inaugurati solo nel 1990. Ma la svolta arriva dalla legge Ronchey del 1993, che assegna al MiBac pieno potere in materia di concessione degli spazi commerciali all’interno dei musei statali (prima c’era una divisione di competenze tra il MiBac e il ministero delle Finanze) e introduce due importanti novità: a livello legislativo, il visitatore viene considerato come soggetto avente diritto a godere, oltre che della fruizione delle collezioni, anche di servizi, come la caffetteria, il ristorante e il bookshop, nel quale è possibile la vendita di prodotti editoriali (cataloghi, guide, monografie, ecc.) e di riproduzioni di beni culturali, nonché di oggetti vari legati alle collezioni museali (merchandising); l’altra grande novità consiste nell’esternalizzazione della gestione dei servizi museali, affidati per la prima volta in concessione a soggetti privati e a enti pubblici economici, anche costituenti società o cooperative, dietro pagamento di canoni al ministero. Per rendere effettivamente operativa la legge Ronchey stati però necessari due regolamenti di attuazione. Così i primi servizi aggiuntivi nei musei statali sono stati attivati solo circa tre anni dopo l’approvazione della legge stessa. In particolare, il primo bookshop che vede la luce è quello del Museo e Galleria Borghese a Roma nel giugno del 1997; seguono quelli del Colosseo e del Museo Nazionale Romano e altri collegati nell’ottobre successivo, quelli della Galleria d'Arte Antica-Palazzo Barberini, del Foro Romano e del Palatino in novembre, del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo e della Galleria Corsini in dicembre; a Firenze i bookshop esordiscono alle Gallerie dell'Accademia, Galleria "Giorgio Franchetti" alla Ca' d'Oro nel novembre del 1997 e altri seguono nei primi mesi del 2008 (in febbraio il bookshop del Museo d’Arte Orientale e in marzo quelli di Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano, Cappelle Medicee, Galleria dell'Accademia, Galleria Palatina e Appartamenti monumentali Palazzo Pitti, Museo Archeologico Nazionale, Museo di San Marco, Museo Nazionale del Bargello). Sempre nel 1998 arrivano i negozi di Pompei in aprile, di Cerveteri in giugno e i primi due di Torino (quello del Museo delle Antichità Egizie in agosto e quello della Galleria Sabauda in dicembre).
Pino Di Leo, Pier Giorgio Cozzi